La Signora delle Camelie — Alexandre Dumas Figlio 25 mag 2009
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“Perché è protetta da un vecchio duca, molto geloso.”
“Protetta? Grazioso!”
“Protetta sì”, ripeté Prudenza. “Povero vecchio! Sarebbe troppo in imbarazzo a far la parte dell’amante.”
E qui Prudenza mi raccontò come il duca e Margherita s’erano conosciuti a Bagnères.
“Per questo allora”, continuai “è sola a teatro?”
“Appunto.”
“E chi l’accompagnerà a casa?”
“Lui.”
“Verrà dunque a prenderla?”
“Tra poco.”
“E voi, chi vi accompagnerà?”
“Nessuno.”
“Mi offro io.”
“Se voi siete con un amico, mi pare!…”
“Ebbene, ci offriamo in due.”
“Ma che amico è?”
“È un ragazzo tutto brio e sarà felicissimo di conoscervi.”
“D’accordo allora; partiremo tutti insieme, finita questa prima commedia: l’altra l’ho già vista.”
“Benissimo, scendo ad avvertire il mio amico.”
“Andate pure.”
“Ah!” mi raggiunse Prudenza mentre stavo per uscire “ecco il duca: entra nel palco di Margherita.”
Guardai.
Un uomo d’una settantina d’anni si era infatti seduto dietro la giovane donna, offrendole un sacchetto di dolci, che ella subito esplorò sorridendo, e poi lo sporgeva sul davanzale del palco con un segno verso Prudenza come a dirle: “Ne volete?”
Prudenza accennò di no, e Margherita, ritirato il cartoccio, si rivolse a parlare col duca.
Raccontare simili minuzie può sembrar puerile, ma ogni particolare intorno a quella fanciulla è così vivo in me che io non posso fare a meno di ricordarlo oggi.
Discesi da Gastone a proporgli la nostra combinazione.
Grazie a Eleonora per la pagina.
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