Le Benevole — Jonathan Littell 26 mag 2009
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“Apri!—latrai—Apri la bocca!” Il cuore mi batteva all’impazzata, mi pareva di gridare mentre mi sforzavo di mantenere la voce bassa. “Apri!” Gli spinsi la canna fra i denti. “E’ questo che vuoi? Succhia!”
Hans P., terrorizzato, si afflosciò, improvvisamente sentii un acre odore di urina, abbassai lo sguardo: si era bagnato i calzoni. La rabbia mi sbollì di colpo, misteriosamente come si era scatenata. Gli rimisi la pistola nella cintura e gli diedi un buffetto sulla guancia. “Andrà tutto bene. Tornatene a casa”.
Lo lasciai lì, attraversai il ponte e presi a destra lungo il canale. Dopo pochi metri sbucarono dal nulla tre Schupo. “Ehi tu! Che ci fai qui? Documenti!”
“Sono uno studente. Faccio due passi”
“Sì, lo conosciamo questo tipo di passeggiate. E lui, sul ponte? E’ la tua ragazza?” Scrollai le spalle: “Non lo conosco. Aveva un’aria strana, ha tentato di minacciarmi”. Si scambiarono un’occhiata e due di loro si diressero di corsa verso il ponte; tentai di allontanarmi, ma il terzo mi prese per un braccio. Sul ponte ci fu un trambusto, grida, poi degli spari. I due Schupo tornarono indietro, uno di loro, livido, si teneva una spalla, fra le dita gli colava del sangue. “Ah, che bastardo. Mi ha sparato. Ma lo abbiamo fatto secco”. Il suo collega mi guardò storto: “Tu vieni con noi”.
Mi portarono al Polizeirevier della Derfflingerstrasse, all’angolo della Kurfurstenstrasse; un poliziotto mezzo addormentato mi prese i documenti, mi fece qualche domanda e scrisse le risposte su un modulo; poi mi mandarono a sedere su una panca. Due ore dopo di accompagnarono di fronte, all’Abschnittskommando del Tiergarten, il commissariato centrale del quartiere. Mi fecero entrare in una stanza dove un uomo mal rasato, ma con un abito meticolosamente stirato, stava curvo dietro a un tavolo. Era della Kripo. “Lei è in un bel casino, giovanotto. Un uomo ha sparato a un agente di polizia ed è stato ucciso. Chi era? Lo conosceva? L’hanno vista sul ponte, con lui. Che ci faceva lei?” Sulla panca avevo avuto il tempo di riflettere, e mi attenni a una versione semplice: studente di dottorato, mi piaceva passeggiare, di notte, per meditare sulla mia tesi: ero uscito di casa, al Prenzlauer Berg, a fare due passi sull’Unter den Linden, poi avevo tagliato per il Tiergarten, volevo raggiungere la S-Bahn per tornare a casa; attraversavo il ponte e quell’uomo di aveva avvicinato, diceva qualcosa che non ero riuscito ad afferrare, la sua aria strana mi aveva messo paura.
Grazie a Monica per la pagina.
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