La Veglia Inutile — Nadeen Aslam 28 mag 2009
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Di ogni libro particolarmente amato c’è più di una copia — alcune piccole e con il testo compresso in un numero di pagine forse troppo esiguo, altre invece in cui le pagine e la stampa sono generosamente proporzionate. Sulle prime Lara non aveva capito, ma ora sì. Talvolta si ha bisogno di godere di un libro amato solo per la storia che racconta, e le edizioni più piccole facilitano questo piacere perché l’occhio si muove rapidamente sulla pagina dai caratteri fitti. Altre volte invece si desidera assaporare la prosa — il ritmo dei periodi, la precisione con cui una parola è incastonata in una frase — e in questo caso i caratteri più grandi aiutano a rallentare la lettura, a fermarsi ad ogni singola virgola. A godersi il paesaggio.
Quando il letto è sgombro, Lara lo ringrazia, David risponde con uno sguardo e lei lo vede sparire lungo un corridoio buio, verso la lontana parete dipinta, illuminata dal chiaro di luna che entra dalla finestra, verso le infinite sfumature di rosa e di rosso. Le suole delle sue scarpe sono consumate come la punta di una gomma per cancellare arrotondata dall’uso. Come se camminasse in tondo per correggere i propri errori.
Nelle prime ore e nei primi giorni febbricitanti, alla mente di Lara si presentavano fugaci immagini delle cose in cui si era imbattuta in questa casa. Miraggi nel deserto. Fenomeni che non era sicura di aver visto. Allora si staccava dalle lenzuola e scendeva le scale buie solo per controllare. In cucina i bastoncini di cannella erano davvero conservati in una custodia di plastica che un tempo conteneva una videocassetta Marcus doveva aver fatto cadere accidentalmente il vasetto in cui era conservata la spezia e poi l’aveva riposta nel primo oggetto che gli era capitato a tiro. È il 1573, legge nel riassunto stampato sulla custodia, e il Giappone è lacerato da una sanguinosa guerra intestina.
Sentendo dei rumori durante la notte Lara esce e trova David seduto al tavolo della cucina.
Si gira per andarsene, pensando che voglia star solo. Lui le dà le spalle, ma al suo avvicinarsi la luce della stanza è aumentata, riflessa dagli abiti bianchi illuminati dalla candela, un bagliore che guizza sulle pereti. E David si volta.
“Scusa, pensavo fosse Marcus” dice Lara.
“No, sono io.”
Grazie a Cecilia per la pagina.
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